28 maggio 2020

Viaggio attraverso i big data

Siamo arrivati quasi alla fine di questo viaggio attraverso la creatività e le differenti culture dei nostri ospiti. Il Quinto Episodio di ContamiNation è dedicato ai Big Data. Cosa sono e come si leggono sono le domande di partenza di questo nuovo incontro. L’analisi dei dati insieme all’Intelligenza Artificiale riesce a tracciare segmenti sempre più precisi sul comportamento delle persone. Per questo motivo lo studio dei dati è molto utilizzato nel marketing e nel design, per creare strategie. Abbiamo raggiunto fino a Pisa (ma in video) Luca Pappalardo, ricercatore del CNR e data scientist per sapere da lui qualcosa in più su questa scienza.

Luca Pappalardo, musicista e programmatore prima e scienziato dei dati dopo, ha sperimentato diverse realtà nell’ambito della ricerca sui Data: ha lavorato a Boston, presso la Northeastern University, a Rio de Janeiro, presso la Pontificia Universidade Católica (PUC), a Budapest, alla University of Technology and Economics (BME) e alla Central European University (CEU) per poi ritornare in Italia e collaborare con l’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

A dialogare con lui il nostro Emanuele Cappelli. La puntata è stata realizzata con il supporto del team creativo e del reparto di marketing dello studio Cappelli Identity Design.

RIVIVI il quinto episodio delle nostre Live Session con Luca Pappalardo, data scientist.

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quinto episodio - Luca pappalardo

Viaggio attraverso i big data

Nell’Episodio Cinque di ContamiNation Luca Pappalardo, data scientist, spiega cosa sono i Big Data e come insieme all’Intelligenza Artificiale cambiano la nostra società o individuano vere e proprie leggi del comportamento umano. Ascolta il podcast ora.

«I Big Data sono genericamente una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore o conoscenza. In sostanza sono le nostre tracce digitali». Risponde subito così Luca Pappalardo alle prime domande sui Big Data: cosa sono e chi li possiede. «Molto semplice – ci risponde – li generiamo proprio noi, è una sorta di effetto collaterale della nostra attività digitale. Ogni volta che facciamo una telefonata, creiamo un post sui social media, acquistiamo un prodotto al supermercato o sul web, oppure ogni volta che scegliamo una serie su Netflix, generiamo dati molto dettagliati sul nostro comportamento».

E chi possiede i Big Data? continuiamo a domandargli «In questo caso non siamo noi a possederli, li creiamo ma non li possediamo. Sono di proprietà delle compagnie che ci forniscono i suddetti servizi digitali. Sebbene possiamo percepire quei servizi digitali come gratuiti (o quasi) non lo sono affatto, perché li paghiamo attraverso i nostri dati. Questo è il paradosso che crea anche problemi legati alla privacy e sulla ricerca scientifica: i dati ci vengono concessi dalle compagnie per fare studi ma sotto specifiche condizioni».

A proposito di privacy sappiamo che la grande differenza nella lettura dei dati tra l’Europa e l’America risiede nella differente gestione degli stessi. «Sì, è vero. In Europa c’è una sensibilità maggiore riguardo alla privacy – precisa Luca – specialmente da quando è entrato in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation). Questo è chiaramente un bene, ma rallenta l’accesso ai dati e di conseguenza anche lo sviluppo della ricerca. Inoltre, negli Stati Uniti, dove ho lavorato spesso, le Università e gli Istituti di ricerca hanno molte più risorse finanziarie, sia pubbliche che private. Conosco poco l’Asia da questo punto di vista, per esempio, ma mi piacerebbe molto lavorarci, magari in un futuro post-Covid».

Alla fine di questo breve intervento ci invita a fare un esperimento: «Per rendervi conto di quanto i motori di ricerca siano a conoscenza delle nostre abitudini, provate a scaricare i dati che Google raccoglie su di voi – continua Luca – la quantità è impressionante. Dalla cronologia delle posizioni che avete fornito usando Google Maps, alle cronologie delle visite alle pagine web su Google Chrome, ai dati delle attività sportive su Google Fit, alla cronologia delle conversazioni su Hangouts, fino alle serie Netflix».
Dopo qualche minuto passato a parlare di dati e a riflettere sulla quantità di informazioni che i grandi marchi possiedono su di noi, abbiamo chiesto a Luca qualcosa di ancora più specifico: come si leggono i dati e in che modo è possibile creare una strategia, sulla base di una analisi. Ci risponde che i dati si leggono attraverso strumenti appositi e che variano in base alla dimensione e alla loro complessità.

«Quando i dati sono davvero grandi, ad esempio, sono necessari software e infrastrutture di calcolo specifiche e, spesso – confessa – sono anche abbastanza costose. Per l’analisi dei dati, personalmente utilizzo il linguaggio di programmazione Python, il più diffuso nella data science».

Riguardo alla strategia ci spiega che dipende molto dal dominio e ci fa subito l’esempio di una lavoro fatto per l’FC Barcellona: l’ideazione di un algoritmo basato sull’Intelligenza Artificiale che può prevedere gli infortuni dei calciatori. «Questo non vuol dire che l’algoritmo sostituisce il preparatore atletico. A decidere è sempre l’uomo, ed è bene che continui ad essere così. Noi forniamo uno strumento, deve essere poi il decisore umano a disegnare una strategia che inglobi i risultati di questo strumento in un ragionamento che porterà a una decisione. Lo scienziato interagisce con il decisore, fornendo suggerimenti e interpretazioni dei dati».
I Big Data e la scienza dei dati sono cruciali in questo momento. Non a caso il governo italiano ha istituito una task force di cui fanno parte esperti di diversi campi, fra i quali quello della scienza dei dati e l’Intelligenza Artificiale. I dati sulla mobilità umana, in particolare, possono fornire un contributo enorme per contrastare l’epidemia.

«In uno studio che abbiamo condotto con il gruppo di lavoro al CNR mostriamo, usando i flussi di mobilità tra comuni e province in Italia, ottenuti dall’aggregazione di dati telefonici, che la struttura della mobilità umana è cambiata radicalmente durante il lockdown.

Possiamo identificare dei mercati locali del lavoro, che sono delle zone ad alta interconnessione di mobilità che non necessariamente corrispondono alle divisioni territoriali tradizionali, come province o regioni. Questo è un suggerimento cruciale per il decisore politico che deve disegnare una strategia per la fase due della gestione epidemica».

Salutiamo Luca con ancora tante curiosità e domande da fargli sui Big Data, l’Intelligenza Artificiale e sullo studio dei nostri dati durante il lockdown ma il tempo a nostra disposizione è finito; non ci faremo sfuggire l’occasione, però, di riascoltare il video per trovare più informazioni sugli argomenti che abbiamo trattato.
Luca Pappalardo nasce a Salerno, dove si laurea contemporaneamente in Informatica (Università di Salerno) e pianoforte (Conservatorio di Salerno). Nel 2011 cambia città per proseguire gli studi in Informatica all’Università di Pisa. È in questo ambiente che inizia ad interessarsi all’analisi dei Big Data e alle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale. Trascorre il periodo della sua ricerca e del dottorato tra Boston, presso la Northeastern University, e Rio de Janeiro, presso la Pontifícia Universidade Católica (PUC). Finito il dottorato, si trasferisce alla Budapest University of Technology and Economics (BME) e la Central European University (CEU), dove lavora all’analisi e alla previsione della mobilità umana tracciata dai Big Data. In Italia torna come ricercatore al Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa per proseguire come ricercatore permanente all’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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Raccontiamo la creatività da tutti i punti di vista con articoli di approfondimento e live session. Lasciati contaminare.

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