11 giugno 2020 - LIVE SU FACEBOOK

Street e poster art

Un nuovo Episodio di ContamiNation – Are you Marketing or Design Addicted? è on air e ancora una volta ci trasporta in un’altra dimensione, facendoci appassionare. In questa puntata, la numero sei, parliamo di arte urbana con un personaggio molto particolare, Laika MCMLIV: più che una persona, un’entità, più che un’artista, un progetto vivente.

Laika MCMLIV si definisce una poster artist: è attiva sulla scena contemporanea dal 2019. Il suo nome è un omaggio al primo essere vivente andato nello spazio, la cagnolina Laika, spedita nel ‘57 in orbita dai russi a bordo dello Sputnik 2.

Laika realizza le sue azioni artistiche e i suoi rari interventi pubblici indossando sempre una parrucca ed maschera sul volto, alterando la voce per esprimere la propria arte senza limiti, nella protezione del più completo anonimato.

A dialogare con lei il nostro Emanuele Cappelli. La puntata è stata realizzata con il supporto del team creativo e del reparto di marketing dello studio Cappelli Identity Design.

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SESTO episodio - LAIKA

Come si disegna il Cinema

Nell’Episodio Sei di ContamiNation Laika ci accompagna nel suo mondo artistico e nella sua espressione culturale.
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Compare così Laika il giorno del nostro incontro (ancora rigorosamente in video): con una maschera bianca e una parrucca rossa dietro la quale si intravedono solamente degli occhi azzurri chiarissimi; anche la voce è nascosta, camuffata, e non riusciamo a percepire nessun accento o sfumatura rilevante della voce. Questo personaggio si presenta come Laika e non rivelerà, nel corso della chiacchierata, la sua vera identità. Ci racconta che il suo nome, oltre ad essere un omaggio alla prima cagnetta andata nello spazio, richiama anche il nome della famosa macchina fotografica Leica, e precisa che la fotografia, oltre al concetto di spazio, fa parte del processo di creazione delle sue opere.
«L’idea di puntare allo spazio – esordisce Laika – ha una doppia valenza per me: da una parte rappresenta l’idea di infinito, dall’altra è un modo per ricordare che le cose si osservano con più chiarezza, da lontano, come dice Italo Calvino nelle sue Città invisibili».

In relazione alla sua appartenenza con il mondo dell’arte, Laika ci tiene a precisare che non si considera una street artist, quanto piuttosto una poster artist. «Fino ad ora sono uscita per strada ad attaccare dei poster. La tecnica è quella del paste-up quindi mi è venuto facile identificarmi come poster artist. In realtà, però, la definizione che preferisco in assoluto è semplicemente: attacchina. Questo nome rimanda all’aspetto manuale del mio lavoro, che è la parte che più mi diverte. Senza il momento di attacchinaggio, e la selezione di in un determinato luogo, l’opera non ha la stessa forza. Non scelgo mai spazi o muri in maniera casuale, ogni elemento ha sempre un senso per me. Per questo motivo per adesso la dicitura di poster artist mi inquadra abbastanza bene, anche se in futuro penso che userò anche altre tecniche».

«Roma è una delle città più antiche del mondo e quindi i suoi tempi sono quelli della storia, non degli esseri umani». Risponde così Laika quando le chiediamo di raccontarci cosa pensa di Roma e qual è il suo rapporto con questa città. «Roma ha una superficie immensa, nella quale tutto si muove con lentezza, comprese le persone che la vivono, nella quale i difetti strutturali e una gestione sempre in emergenza portano all’impossibilità di una trasformazione uniforme e senza strappi. Roma è la città dove puoi trovare ancora gli anziani intorno ad un tavolino a giocare a briscola, ma è anche una metropoli che si è riempita di Airbnb. È una città sfilacciata tra la necessità di innovarsi e la sua immutabilità secolare. È un contrasto enorme, continuo, e questo si ripercuote ovviamente su chi la abita, generando persone sfaccettate, smaliziate, in alcuni casi caricaturali e divertenti, in altri tragiche, grette o folli».

Per chiunque sappia osservarla, Roma è una miniera d’oro nel regalare spunti ed idee, non a caso è stata casa e musa di tantissimi artisti, scrittori, poeti.

«Per me è lo stesso. Le persone che incontro ogni giorno fanno parte del paesaggio urbano della città e mi danno modo di riflettere su ciò che mi circonda. Oltre alle persone per me sono importanti anche i luoghi, spesso anch’essi fonte di ispirazione. Per esempio vedo un angolo che mi piace e cerco di immaginare che storia potrei rappresentarci sopra».

Abbiamo visto molte delle opere di Laika disseminate per la città, così le chiediamo di raccontarci alcuni dei suoi personaggi; in particolare a catturare la nostra attenzione è uno, Bomba Anarchica. Le chiediamo così di dirci qualcosa in più su di lui. Risponde così

«Fabio, meglio conosciuto come Bomba Anarchica, è un personaggio incredibile, assolutamente fuori dagli schemi, piuttosto noto nel territorio romano, specie sui social. Attore inconsapevole di una vera e propria tragicommedia, il Bomba Anarchica è un uomo dalla statura imponente che si aggira per le strade e gli autobus di Roma. Un uomo spontaneo, a modo suo senza filtri, un po’ come me. Il bizzarro infatti per me è fonte di ispirazione».

Parlando di arte urbana, e soprattutto di attacchinaggio, una domanda ci viene spontanea. L’argomento è molto delicato, lo sappiamo, ma vogliamo comunque azzardare e fare a Laika una domanda un po’ scomoda. Le chiediamo così cosa ne pensi, da conoscitrice di street art e attacchinaggio, della libertà di espressione in Italia. Ci risponde subito e con molti dati alla mano; questo ci fa pensare che sia un tema su quale aveva già riflettuto. «Secondo i dati dell’indice Press Freedom del 2019, l’Italia è il 43esimo miglior paese per libertà di stampa. Possiamo fare molto meglio che dite?» Laika continua e rilancia in maniera provocatoria: «Nella zona UE, che in generale si conferma quella più libera, siamo tra gli ultimi posti. Già questo fa capire che non siamo un paese in cui sia sempre semplice esprimere la propria opinione. Esistono delle situazioni e degli argomenti sui quali ci si può esprimere liberamente ma che comunque, per cultura o abitudini, attirano spesso lo stigma sociale. Mi vengono in mente, tanto per dirne due, la religione e la sessualità. Teoricamente siamo liberi di parlare di questi argomenti e di esprimere la nostra opinione, ma spesso non lo facciamo per paura del giudizio negativo degli altri. Io stessa utilizzo una maschera perché questa copertura mi aiuta a vincere anche una certa ritrosia che altrimenti avrei nel dire ciò che mi passa per la testa. La libertà di espressione, infatti, non è qualcosa di tangibile, è difficile da misurare. In certi casi viene anche utilizzata per giustificare delle bestialità».

Mentre risponde alla domanda si interrompe e ricorda il lavoro fatto a proposito dei no vax, inserito all’interno del progetto multisoggetto No eyez on me. Attraverso la figura di Dr. House, noto medico della serie televisiva di successo dallo stesso titolo Mr. House, tratta il tema dei vaccini con grande ironia. «La mia posizione più sociale e meno artistica a riguardo è che milioni di persone, nel nome della loro libertà di opinione, inventano una versione alternativa della medicina e dimenticano che la scienza non è democratica».

C’è un’opera che, tra le tante, colpisce la nostra attenzione e ci fa azzardare anche un paragone con l’Asia, per libertà di espressione. Ci riferiamo al poster del progetto multisoggetto “No eyez on me”, che ritrae il dittatore nordcoreano Kim Jong-un mentre è impegnato a praticare un gesto decisamente scaramantico. L’opera è apparsa sui muri di Roma durante i giorni nei quali si vociferava che Kim Jong-un fosse in gravi condizioni di salute; dopo 20 giorni di assenza dalla scena politica, Kim ricompare grazie a Laika e in questo modo riesce a smentire ogni ipotesi della sua presunta morte. Il leader è trattato con ironia e diventa umano, anche quasi simpatico. «Probabilmente, anzi sicuramente, l’operazione di comunicazione che ho attuato su Kim Jong-un non verrebbe mai compresa in paesi come la Cina o la Corea del Nord. L’immagine è senza dubbio dissacrante, irriverente, ma non vuole assolutamente essere offensiva. Alla fine, anche se inavvertitamente, ho persino celebrato la sopravvivenza del leader più temuto al mondo». Laika conclude così la sua intervista con noi sorridendo e ricordandoci che l’ironia è una lente fondamentale attraverso la quale guardare e leggere il mondo.

ContamiNation

Raccontiamo la creatività da tutti i punti di vista con articoli di approfondimento e live session. Lasciati contaminare.

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